{"id":1416,"date":"2020-04-25T16:30:28","date_gmt":"2020-04-25T14:30:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/?p=1416"},"modified":"2020-04-25T16:30:37","modified_gmt":"2020-04-25T14:30:37","slug":"il-contenimento-dello-sguardo-in-psicomotricita-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/il-contenimento-dello-sguardo-in-psicomotricita-2\/","title":{"rendered":"Il contenimento dello sguardo in Psicomotricit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>EMANUELA CALIARI<\/p>\n\n\n<h3 style=\"text-align: right;\">&nbsp;<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: right;\">9\u00b0 Congresso Mondiale di Psicomotricit\u00e0<\/h3>\n<h3 style=\"text-align: right;\"><strong> \u201cLE INTELLIGENZE DEL CORPO <\/strong><strong>la psicomotricit\u00e0 per il benessere psichico della persona&nbsp;\u00bb<\/strong><\/h3>\n<p>Verona 6 \u2013 9 maggio 2010<\/p>\n<p><strong><em>Lo sguardo alle volte pu\u00f2 farsi carne<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>e unire due persone pi\u00f9 di un abbraccio.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Dacia Maraini<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Se lo sguardo generasse, quante nascite!<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Paul Val\u00e9ry<\/p>\n<h4><u>Premessa<\/u><\/h4>\n<p>La presente relazione nasce dall\u2019incontro avuto con due fratelli, un bambino di 8 anni ed una bambina di 6 anni, figli di genitori entrambi ciechi. La presa in carico in terapia psicomotoria, avvenuta in momenti diversi, mi ha portato ad approfondire l\u2019esperienza dello sguardo fondamentale nello sviluppo psicomotorio del bambino, nel riconoscimento dell\u2019identit\u00e0 e come competenza professionale specifica dello psicomotricista.<\/p>\n<p>Il primo contatto \u00e8 avvenuto telefonicamente con la mamma che, consigliata dalla psicoterapeuta dell\u2019et\u00e0 evolutiva, in seguito a valutazione su invio della scuola, ha ritenuto che sarebbe stato utile un percorso di psicomotricit\u00e0. La mamma al telefono, durante una conversazione molto lunga, mi riferisce, parlando del figlio, che \u201cvede\u201d che \u00e8 impacciato e scoordinato, che cade spesso e si fa male, che \u201cvede\u201d che non riesce a controllarsi, che \u201cvede\u201d che \u00e8 molto nervoso, insicuro e si comporta \u201cda bullo\u201d a scuola. La bambina \u00e8 \u201cun po\u2019 meglio\u201d del fratello, ma, nel corso di danza classica, la \u201cvede pi\u00f9 indietro\u201d delle altre bambine a livello motorio, \u00e8 molto scoordinata. Riferisce che, nell\u2019arco di sei mesi, si \u00e8 fratturata una clavicola e ha avuto un\u2019importante distorsione della caviglia. Mi sollecita pi\u00f9 volte a chiamare la psicoterapeuta prima di vedere i bambini.<\/p>\n<p>Quando contatto l\u2019inviante, grande \u00e8 la mia sorpresa quando mi comunica che i genitori dei bambini sono entrambi ciechi. La mamma ha sempre utilizzato il verbo \u201cvedere\u201d, parlando in prima persona e la psicologa mi riferisce alcuni dati anamnestici, importanti per dare un senso alla situazione complessiva. La madre da ipovedente grave \u00e8 diventata cieca a 23 anni, in seguito ad un intervento che sembrava risolutivo, il padre \u00e8 cieco dalla nascita. La madre, dopo l\u2019intervento, ha avuto una forte crisi depressiva, che sembra aver risolto investendo sulla formazione di una famiglia propria con tanti bambini. La coppia ha un\u2019altra bambina pi\u00f9 piccola di otto mesi. La famiglia \u00e8 seguita dagli assistenti personali dei genitori e dai nonni paterni. E\u2019 la madre che tiene le redini della famiglia, parla molto, spiega tutto ai figli e all\u2019interno dell\u2019ambiente familiare questi bambini sembra non abbiano problemi: aiutano i genitori negli spostamenti e nelle faccende domestiche, tengono in ordine le loro cose, giocano tra di loro e con la sorellina piccola. L\u2019ambiente \u00e8 molto \u201ccognitivo\u201d, le richieste adattive e di controllo molto elevate.<\/p>\n<p>Il disagio emerge in ambiente sociale, soprattutto a livello di controllo posturale e cinestesico, dove i due bimbi sembrano senza confini, dove il senso della vista, pur perfettamente funzionante, accompagna superficialmente gesti e movimenti, che risultano goffi, impacciati, disordinati. Si rilevano ansia ed impulsivit\u00e0 nelle esecuzioni.<\/p>\n<p>Ai vari test i bambini risultano molto intelligenti, elevato il livello di performance verbale; le prestazioni scolastiche sono ottime, a fronte di un comportamento \u201cnon adeguato\u201d. I bambini ci vedono benissimo. La bimba \u00e8 stata mandata a scuola a cinque anni. Inizio con il bambino l\u2019esame psicomotorio, nel frattempo la sorella si frattura il braccio destro, \u201cnon si sa come\u201d, scendendo dallo scivolo al parco giochi.<\/p>\n<p>Ho sentito emergere profondamente da questa situazione la richiesta, che tutti i bambini fanno all\u2019adulto, quando debbono essere riconosciuti nelle loro competenze motorie:<\/p>\n<p>\u201cMamma, guardami!\u201d<\/p>\n<h4><strong><u>Vista, visione, vedere, guardare, sguardo<\/u><\/strong><\/h4>\n<p>La vita umana, fin dal suo sorgere, \u00e8 comunicazione e interazione. Non \u00e8 possibile pensare e progettare la vita umana senza la corporeit\u00e0, la relazione e l\u2019intersoggettivit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019<strong><em>esperienza corporea<\/em><\/strong> \u00e8 la base per la costruzione e lo sviluppo dell\u2019identit\u00e0 individuale, familiare, sociale, istituzionale, \u00e8 espressione della vita emozionale, della strutturazione dei processi cognitivi, \u00e8 organizzatore della motricit\u00e0 funzionale, comunicativa e relazionale, \u00e8 regolatrice primaria di ogni comportamento.<\/p>\n<p>Il <strong><em>linguaggio corporeo<\/em><\/strong> costituisce la prima modalit\u00e0 di comunicazione, a disposizione del bambino fin dalla nascita. Esso \u00e8 la via privilegiata di comunicazione del periodo infantile e sta alla base della successiva comunicazione verbale. E\u2019 prevalentemente inconscio, \u00e8 ricco di significati simbolici ed ha una forte dimensione emozionale ed affettiva.<\/p>\n<p><strong><em>E\u2019 il linguaggio corporeo che ci permette di comprendere il desiderio, che anima il nostro agire e le nostre stesse parole e che ci permette di condividere con gli altri, i contenuti emotivi che accompagnano azioni e pensieri o che ne sono all\u2019origine.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019alfabeto del linguaggio corporeo \u00e8 costituito da vari indicatori, che evolvono nel tempo e che vengono utilizzati con modalit\u00e0 diverse.<\/p>\n<p>Lo sguardo, e l\u2019azione del guardare, \u00e8 d\u2019importanza fondamentale nei comportamenti sociali, nel controllo e nell\u2019adattamento alla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Quali organi e funzioni entrano in gioco quando si parla di sguardo?<\/p>\n<p>Innanzi tutto, dobbiamo considerare l\u2019occhio, rappresentante l\u2019organo che esterna la funzione della vista.<\/p>\n<p>Nella simbologia \u00e8 considerato sempre in relazione con la luce e allo stesso tempo, secondo un\u2019antica concezione, non \u00e8 solo un organo ricettivo ma invia esso stesso \u201craggi di forza\u201d ed \u00e8 simbolo della capacit\u00e0 di espressione spirituale. Molti miti antichi e credenze religiose sono legati all\u2019occhio. Nella psicologia del profondo, l\u2019occhio \u00e8 l\u2019organo della luce e della coscienza, poich\u00e9 permette di percepire il mondo donandogli in tal modo realt\u00e0. Sigmud Freud, nel 1930, aveva scritto: \u201cAttraverso la breccia della retina, si potrebbe vedere profondamente nell\u2019inconscio\u201d.<\/p>\n<p>La vista, che \u00e8 considerata come il senso che d\u00e0 la facolt\u00e0 del vedere, la capacit\u00e0 visiva dell\u2019occhio, la percezione attraverso gli occhi; la visione, considerata come il processo di percezione visiva; il vedere, che significa percepire la realt\u00e0 concreta (qualcuno o qualcosa) mediante gli occhi e la vista; il guardare, azione dell\u2019osservare, di rivolgere intenzionalmente lo sguardo per vedere.<\/p>\n<p>Lo <strong><em>sguardo<\/em><\/strong> \u00e8 il complesso della funzione sensoriale e di quella motoria, considerate insieme. E&#8217; l&#8217;elemento della struttura visivo-motoria e, in coordinazione con l&#8217;attivit\u00e0 muscolare, organizza lo spazio in cui il gesto si realizzer\u00e0.<\/p>\n<p>Sembra ci siano legami molto stretti tra visione, cervello ed emotivit\u00e0-affettivit\u00e0. Lo sviluppo delle neuroscienze e della psicologia sperimentale questi ultimi trent\u2019anni, la messa a punto di strumenti di investigazione cerebrale sempre pi\u00f9 sofisticati e precisi, permettono poco a poco di comprendere in cosa lo sguardo \u00e8 la chiave per accedere all\u2019anima emozionale umana.<\/p>\n<p>Lo sguardo non \u00e8, quindi, solo un qualcosa di fisiologico ma sottende tutta una serie di meccanismi psicologici, che spiegano la ricchezza delle acquisizioni e delle esperienze vissute attraverso di esso.<\/p>\n<h4><u>L\u2019esperienza dello sguardo: legame primario, identit\u00e0 e relazione con l\u2019altro<\/u><\/h4>\n<p>Il \u201cdialogo tonico\u201d \u00e8 una delle prime modalit\u00e0 di relazione madre-bambino. Gli scambi tonici, vissuti a livello di tono muscolare, danno origine ad un vasto complesso di sensazioni, che fondano tutto il mondo emozionale ed affettivo primario del bambino. Da queste sensazioni propriocettive-enterocettive, interne, si forma il primo involucro contenitore del corpo, l\u201cio corporeo\u201d, precursore di ci\u00f2 che sar\u00e0 l\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p>Fin dai primi istanti della sua vita il neonato ricerca <strong><em>anche lo sguardo<\/em><\/strong> delle persone che lo circondano: malgrado una percezione visiva veramente poco efficiente alla nascita per l\u2019immaturit\u00e0 generale del sistema visivo, il neonato \u00e8 capace in maniera precoce di orientare il proprio sguardo sullo sguardo altrui e questa capacit\u00e0, all\u2019inizio biologica, legata all\u2019evoluzione della specie, potrebbe costituire il meccanismo di base della nascita delle competenze relazionali. Infatti, lo spostamento graduale dell\u2019investimento affettivo dalle sensazioni interne a quelle esterocettive, che provengono dall\u2019esterno, elaborate principalmente dagli organi di senso, gli permette di percepire il mondo esterno a s\u00e9. I sensi realizzano quell\u2019apertura intenzionale al mondo circostante, alla realt\u00e0, che \u00e8 sguardo rivolto alle altre cose e, soprattutto, alle altre persone.<\/p>\n<p>Lo <strong>sguardo, <\/strong>quindi<strong>,<\/strong> costituisce un\u2019informazione indispensabile nello sviluppo del bambino: il dialogo di sguardi \u00e8 costitutivo dell\u2019essere umano, animale sociale per eccellenza.<\/p>\n<p>Un clima effettivo ed emozionale investe gran parte di questo scambio che, a sua volta, condiziona altre funzioni corporee. Durante tutta la nostra vita noi reagiamo immediatamente, inconsciamente, allo sguardo altrui.<\/p>\n<p>Le sensazioni, le percezioni attraverso i sensi, costituiscono i fondamenti di quell\u2019identit\u00e0 <strong>psicocorporea<\/strong>, rappresentata, nel corso dello sviluppo, da varie esperienze e dall\u2019equilibrio <strong>armonico<\/strong> delle diverse dimensioni, che si influenzano reciprocamente. E\u2019 costituita da un\u2019<em>integrazione<\/em> progressiva e dinamica dei diversi livelli che vanno dal corpo alla mente.<\/p>\n<p>La dimensione corporea \u00e8 considerata come l\u2019espressione di un modo personale di essere al mondo: il corpo diviene, allora, lo strumento di rilevazione della propria <strong>identit\u00e0<\/strong>. La persona, pertanto, si proietta all&#8217;esterno attraverso l&#8217;organizzazione dello <em>schema<\/em> <em>corporeo<\/em>, rappresentazione mentale di se stessa ed attraverso <em>l&#8217;immagine corporea<\/em>, equivalente psicologico del vissuto esperienziale.<\/p>\n<p>L\u2019identit\u00e0 (quel senso di unit\u00e0 e continuit\u00e0 interiore che rimane nel tempo e nelle diverse situazioni, associato alla capacit\u00e0 di agire coerentemente con un sistema di valori realistico) non si realizza da sola, nel confronto tra me e me, ma \u00e8 un processo aperto, \u00e8 una dinamica di relazioni, ben lontana da potersi dire conclusa una volta per tutte. L\u2019identit\u00e0 \u00e8 qualcosa che costruisco io nel corso delle esperienze, ma \u00e8 data anche da quello che le persone, in relazione con me, mi rimandano e mi riconoscono.<\/p>\n<p>L\u2019identit\u00e0 equilibrata \u00e8 una mescolanza di identit\u00e0 e di alterit\u00e0 (diversit\u00e0): solo se riconosco l\u2019altro, posso essere me stesso. La mia identit\u00e0 emerge nel rapporto con l\u2019altro. Se voglio essere un individuo, se aspiro ad affermare la mia identit\u00e0, l\u2019altro mi \u00e8 indispensabile per poter riconoscere la mia identit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019uomo singolo, considerato in s\u00e9 stesso, non racchiude l\u2019essenza dell\u2019uomo in s\u00e9, n\u00e9 in quanto essere morale, n\u00e9 in quanto essere pensante. L\u2019essenza dell\u2019uomo \u00e8 contenuta soltanto nella comunione, nell\u2019unit\u00e0 dell\u2019uomo con l\u2019uomo: ed \u00e8 tale unit\u00e0 che si appoggia sulla realt\u00e0 della differenza tra l\u2019io e il tu\u201d. (Martin Buber, Principi).<\/p>\n<p>In un\u2019identit\u00e0 in formazione, come quella del bambino, tutte le esperienze corporee che portano all\u2019apertura alla realt\u00e0 dovrebbero essere contenute, riconosciute, valorizzate dagli adulti che entrano in relazione con lui.<\/p>\n<h4><u>Il disturbo psicomotorio<\/u><\/h4>\n<p>Cosa succede quando questo scambio e riconoscimento reciproco tra bambino e adulto non si realizza o \u00e8 deficitario?<\/p>\n<p>I disturbi psicomotori o corporei coinvolgono la motricit\u00e0 volontaria e, quindi, sono associati a dinamiche di tipo emozionale. Il disturbo psicomotorio nasce dalla disarmonia tra organizzazione motoria e psichica del soggetto. Un disturbo psicomotorio si associa spesso ad una sintomatologia di tipo psichico e\/o comportamentale (iperattivit\u00e0, impulsivit\u00e0, difficolt\u00e0 di attenzione, comportamenti aggressivi ed antisociali, etc.).<\/p>\n<p>In sintesi <u>nel disturbo psicomotorio \u00e8 l\u2019azione, all\u2019interno della relazione, e, quindi, sotto lo sguardo dell\u2019altro. ad essere disturbata<\/u>.<\/p>\n<p>Possiamo affermare che \u00e8 un \u201c problema di sviluppo bambino-ambiente\u201d ed il disturbo, quindi, non va considerato separatamente dalle condizioni sociali e dall\u2019influenza del gruppo di appartenenza.<\/p>\n<p>Stern ha scritto \u201cSe lo sviluppo del bambino normale deve essere considerato come una relazione, a maggior ragione sar\u00e0 un problema di relazione nel bambino disturbato\u201d.<\/p>\n<p>Ritornando al caso concreto dei bambini di cui parlo all\u2019inizio, la cecit\u00e0 dei genitori ha impedito il riconoscere e il contenere le attivit\u00e0 a distanza dei figli, il supportarle emotivamente, provocando come conseguenza, a livello motorio, una imprecisa strutturazione di confini corporei, evidenziati nell\u2019impaccio e nella coordinazione scarsa e in una carente utilizzo del canale visivo per controllare i dati ambientali, a livello psichico una svalorizzazione dell\u2019immagine di s\u00e9, con assunzione di atteggiamenti difensivi e oppositivi.<\/p>\n<p>Il loro disturbo psicomotorio specifico si colloca a livello della coordinazione e del controllo del movimento, intesi come prodotti della qualit\u00e0 di interazione tra organismo, ambiente e obiettivo\/compito da realizzare (Newell 1986).<\/p>\n<h4><u>La funzione di contenimento in psicomotricit\u00e0<\/u><\/h4>\n<p><em>La <strong>terapia psicomotoria<\/strong> rappresenta un\u2019occasione, all\u2019interno della relazione Terapista-paziente, per ripercorrere lo sviluppo psicomotorio, integrando aspetti organizzanti e meno organizzanti a qualisiasi livello e funzione essi si esprimano, al fine di agire sull\u2019origine neuromotoria o psichica delle difficolt\u00e0, ricostruendo le tappe in modo simbolico o reale.<\/em><\/p>\n<p><em>Il lavoro terapeutico, in un primo momento, \u00e8 centrato sui processi di base e non sui risultati.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019obiettivo della terapia psicomotoria \u00e8 quello di normalizzare attraverso la presa di coscienza ed il controllo volontario della propria azione.<\/em><\/p>\n<p>Lo <strong><em>Psicomotricista<\/em><\/strong> si propone, in un setting preciso e utilizzando metodi e tecniche specifiche a mediazione corporea, di armonizzare, favorire o mantenere l\u2019identit\u00e0 psicomotoria del soggetto <em>attraverso l\u2019azione all\u2019interno di un contesto relazionale<\/em>.<\/p>\n<p><strong><em>Lo psicomotricista non pu\u00f2 entrare nel setting solo come \u201ctecnico\u201d ma entra, cos\u00ec come l\u2019utente, con le caratteristiche della sua personalit\u00e0 e con il linguaggio del suo corpo<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>La <strong>specificit\u00e0<\/strong> della relazione psicomotoria si caratterizza per l\u2019implicazione attiva, corporea e motoria dello psicomotricista. C\u2019\u00e8, quindi, un passaggio significativo dalla relazione all\u2019IMPLICAZIONE, all\u2019INVESTIMENTO nel rapporto, dando vita a relazioni vere e autentiche. Per questo lo psicomotricista ha anche una responsabilit\u00e0 etica, dovuta al legame profondo e unico che instaura con l\u2019utente.<\/p>\n<p>I suoi interventi si collocano nell\u2019ambito della <strong><em>relazione di aiuto<\/em><\/strong> e, quindi, per analogia, richiamano la relazione madre-bambino. Vi \u00e8 in entrambe queste relazioni la stessa dimensione: il cammino verso la separazione e l\u2019autonomia e la conseguente autodeterminazione nella vita.<\/p>\n<p>Come riporta il Dott. Boscaini in alcuni articoli \u201d<em>Nella relazione professionale psicomotoria si produce, attraverso l\u2019interazione corporea, una circolarit\u00e0 di scambi emotivi che porta, mediante modificazioni ed aggiustamenti, ad un adattamento reciproco, base per una comprensione autentica dell\u2019altro.<\/em><\/p>\n<p><em>Il <strong>ruolo dello psicomotricista<\/strong> sta nella ripetizione della funzione materna, capace di cogliere le minime comunicazioni ed i pi\u00f9 piccoli scambi, di arricchirli e di armonizzarli<\/em>\u201d.<\/p>\n<h4>Un elemento fondamentale della sua specificit\u00e0 consiste nella qualit\u00e0 e nella sua capacit\u00e0 di contenimento di fronte all\u2019utente. Questa capacit\u00e0 di contenimento dello psicomotricista \u00e8 molto vicina alla funzione di contenimento della madre, legata alla capacit\u00e0 di entrare in relazione con il suo bambino.<\/h4>\n<p>Per attivare questa capacit\u00e0 lo psicomotricista deve attivare alcune qualit\u00e0: disponibilit\u00e0 e comprensione, attitudine all\u2019ascolto, decentramento, empatia, flessibilit\u00e0 ed elasticit\u00e0.<\/p>\n<h4><u>Il contenimento dello sguardo<\/u><\/h4>\n<p>La presa in carico psicomotoria del caso specifico, all\u2019inizio, ha presentato alcune resistenze, molte opposizioni, molta verbalizzazione, molti giochi cognitivi a tavolino, molti disegni, pochi movimenti in spazio delimitato, molte telefonate con richiesta di consigli da parte della madre, che ha sempre rifiutato categoricamente qualsiasi accenno al fatto che la problematica dei bambini fosse legata alla loro condizione di genitori non vedenti. Durante i primi contatti, i primi scambi, per questi bambini \u00e8 stato difficile affrontare \u201clo sguardo\u201d.<\/p>\n<p>Nella professione dello psicomotricista il riconoscimento dell\u2019altro, attraverso lo sguardo, \u00e8 fondamentale, All&#8217;osservazione psicomotoria lo sguardo apporta l&#8217;aspetto emozionale tipico della personalit\u00e0 di ciascuno: il primo incontro tra lo psicomotricista e l&#8217;altro che accetta di farsi guardare.<\/p>\n<p>Il primo sguardo dello psicomotricista \u00e8 determinante, rappresenta l&#8217;accoglienza e l&#8217;incontro. E&#8217; riconoscere l&#8217;altro o negarlo.<\/p>\n<p>E\u2019 lo sguardo come contenimento e sostegno, come mediatore del dialogo, come garante di un\u2019attenzione condivisa, come testimone delle rappresentazioni dell\u2019agito e come promotore della verbalizzazione.<\/p>\n<p>Sul piano terapeutico \u00e8 un importante strumento della funzione enfatica, poich\u00e9 favorisce la comunicazione intesa a sollecitare, stimolare o valorizzare.<\/p>\n<p>Lo sguardo \u00e8 qui stato nel contempo osservatore e materno, presente e distante.<\/p>\n<p>Lo spazio dell\u2019incontro nella stanza di psicomotricit\u00e0 ha rappresentato l\u2019agire e l\u2019abbandonarsi sotto lo sguardo dell\u2019altro, la possibilit\u00e0 di strutturare la propria identit\u00e0 nello specchio costituito dallo psicomotricista, il guardare o l\u2019essere guardati mentre ci si muoveva, si giocava, si disegnava.<\/p>\n<p>In questa presa in carico lo sguardo ha implicato complicit\u00e0 e opposizione, incitamento e resistenza, ha sollecitato, stimolato, valorizzato.<\/p>\n<p><strong><em>Il contenimento attraverso lo sguardo delle esperienze del corpo in movimento, degli spostamenti nello spazio, delle performance motorie, ha permesso un miglioramento generalizzato delle competenze psicomotorie, un riappropriarsi del piacere dell\u2019investimento corporeo e, conseguentemente, un atteggiamento pi\u00f9 fiducioso e sicuro. <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Per concludere, lo psicomotricista porta, innanzi tutto, un <strong><em>diverso sguardo sull\u2019uomo<\/em><\/strong> <strong><em>e sul mondo<\/em><\/strong>. Lo psicomotricista assume e rende familiare, quotidiana la condizione umana. Comprende e accetta la soggettivit\u00e0 di ognuno e accoglie l\u2019altro, la sua storia e le sue difficolt\u00e0, considerandole parti integranti della nostra esistenza, quindi dell\u2019 essere nel mondo e del mondo.<\/p>\n<p>I suoi interventi sono finalizzati alla creazione di setting, di cornici in cui i potenziali individuali possano manifestarsi ed essere riconosciuti dall\u2019altro, al di l\u00e0 della singola patologia, al fine di armonizzare, favorire, mantenere l\u2019identit\u00e0 psicomotoria del soggetto. Gli interventi psicomotori sono indirizzati al miglioramento della <strong>qualit\u00e0<\/strong> della vita, all\u2019adattamento, all\u2019autonomia e si attuano attraverso prese in carico adattate ed individualizzate. Utente come soggetto di desiderio e non come \u201coggetto\u201d di cura.<\/p>\n<p><strong><em>Il tuo sguardo il mio sguardo, come un&#8217;eco<br \/>che va ripetendo, senza parole: pi\u00f9 dentro,<br \/>pi\u00f9 dentro, fino al di l\u00e0 del tutto, attraverso<br \/>il sangue e il midollo&#8230;<\/em><\/strong><br \/>dal <a href=\"http:\/\/www.aurorablu.it\/frasi\/frasi-celebri-film.htm\">film<\/a> &#8220;Mare dentro&#8221;<\/p>\n<p><strong><em>Bibliografia<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Amy M.D., <em>Construire et soigner la relation m\u00e8re-enfant<\/em>, Dunod, Paris, 2008<\/p>\n<p>Argyle M., <em>Il corpo e il suo linguaggio<\/em>, Zanichelli, 1989<\/p>\n<p>Boscaini F., <em>I disturbi psicomotori: una rottura dell\u2019equilibrio psicomotorio e relazionale<\/em>, in ReS, n.2, 1999<\/p>\n<p>Boscaini F., Gobbi G., Malsani P.G., (a cura di), <em>Il corpo tonico-emozionale<\/em>, Edizioni Res, Verona, 2001<\/p>\n<p>Bowlby J., <em>Costruzione e rottura dei legami affettivi<\/em>, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1989<\/p>\n<p>Dolto F., <em>L\u2019immagine inconscia del corpo<\/em>, Red Edisioni, Como, 1996<\/p>\n<p>Marendaz C., <em>Du regard \u00e0 l\u2019\u00e9motion: la vision, le cerveau, l\u2019affectif,<\/em> Le Pommier, Paris, 2009<\/p>\n<p>Martins R.R., <em>I registri del corpo<\/em>, in Res n.3, dicembre 2002<\/p>\n<p>Potel C., (a cura di), <em>Psychomotricit\u00e9: entre th\u00e9orie et pratique<\/em>, in Press Editino, Parigi, 2000<\/p>\n<p>Soubiran G.B., Coste J.C., <em>Psicomotricit\u00e0 e rilassamento psicosomatico<\/em>, Armando Editore, , Roma, 1983<\/p>\n<p>Stern D., <em>Le prime relazioni sociali: il bambino e la madre<\/em>, Armando Editore, Roma, 1979<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; 9\u00b0 Congresso Mondiale di Psicomotricit\u00e0 \u201cLE INTELLIGENZE DEL CORPO la psicomotricit\u00e0 per il benessere psichico della persona&nbsp;\u00bb Verona 6&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":505,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"class_list":["post-1416","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pubblicazioni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1416","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1416"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1416\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1417,"href":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1416\/revisions\/1417"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/505"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1416"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1416"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scuoladipsicomotricitametis.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1416"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}