LA PSICOMOTRICITA’ E L’ANZIANO

“Felici quelli che, invece di accartocciarsi, vogliono approfittare della vecchiaia. Se si perdono delle capacità, delle possibilità, se ne acquisiscono delle altre. Ci si dà il diritto di fare quello che, per mille ragioni, non abbiamo potuto fare. Possiamo anche prenderci il diritto di non fare niente, di lasciar andare, di giocare con il tempo: E’ una conquista di libertà. I sentimenti, le sensazioni e le emozioni provati in vecchiaia sono gli istanti privilegiati di una metamorfosi, di un’esperienza dei sensi che esplora il qui e l’ora”.

Claude Olievenstein, Naissance de la vieillesse

Nel corso degli ultimi anni si sono attivate molte iniziative di ricerca, proposte nuove e incisive nel settore assistenziale, specificatamente nell’ ambito della cosiddetta “quarta età”. Ci troviamo di fronte a persone anziane, spesso sole, inserite in strutture, nelle quali l’ assistenza sanitaria risulta preponderante rispetto agli altri bisogni .

L’approccio operativo con soggetti anziani, sta lentamente cambiando e punta a creare dei nuclei atti a favorire l’integrazione dell’ individuo. L’orientamento è quello di lavorare su aspetti legati al quotidiano per mantenere le capacità soggettive, rallentando il decadimento, utilizzando nuovi strumenti per comunicare. Produrre azioni realmente significative per il benessere di queste persone vuol dire occuparsi, indurre e garantire processi di valorizzazione e di autonomia.

Si rende necessario, pertanto, utilizzare tutti gli strumenti atti a cogliere e valorizzare ciò che di positivo la persona è portatrice in quel determinato “tempo” della sua vita.

All’interno di molte strutture emerge in forma forte ed evidente che la dimensione operativa da privilegiare per perseguire questo benessere, è quella corporea.

Si può affermare che, per ognuno di noi, la dimensione e l’esperienza corporea sono la base per lo sviluppo dell’identità, della vita emotiva, affettiva, della strutturazione dei processi cognitivi e dell’adattamento sociale.

L’azione animativa presente nelle case di soggiorno e di riposo per anziani, ha il compito di proporre esperienze, che mirino al consolidamento dell’autostima e dell’autonomia dei soggetti. E’ indispensabile tener conto del bagaglio attitudinale della persona anziana, considerando l’esperienza pregressa di ciascun individuo.

La variabile tempo, contrariamente a quanto si possa pensare, gioca a favore di chi opera con questi soggetti perché apre la strada ad un bagaglio di esperienze, di emozioni, di sensazioni, di ricordi, di percezioni unico, definito tale proprio dall’unicità della persona.

L’anziano che vive in una casa di riposo sente su di sé, oltre l’oggettivo peso del processo di invecchiamento, anche i disagi relativi all’adattamento ad una nuova realtà. All’inizio la postura, il tono muscolare, la voce, lo sguardo, l’utilizzo dello spazio inviano segnali di ritiro.

Gli interventi riabilitativi che tengano separato il corpo dall’anima non possono dare risposte soddisfacenti in questa situazione.

La psicomotricità trova qui la sua legittimità e importanza: è una risposta che, partendo da un’ottica di globalità e di complessità della persona e valorizzando ciò che c’è di positivo, permette al soggetto, posto di fronte a difficoltà di vario tipo, più possibilità d’azione e d’autonomia, un miglior collocamento nello spazio e nel tempo e una facilitazione nella relazione con gli altri.

Il fondatore della Psicomotricità, J. De Ajuariaguerra, celebre psichiatra naturalizzato francese, soleva ripetere agli psicomotricisti:

Non cercate di riparare, ma di offrire la libertà di essere”.

C’è da dire che, mentre all’estero, la psicomotricità è sempre presente nelle strutture per anziani, in Italia è una disciplina che trova la sua collocazione in ambiti molto ristretti (qualche gioco psicomotorio) ed è svolta spesso da altri professionisti che la includono nelle loro metodologie.

L’energia e la forza per lavorare in questo settore dipendono da una parte dalla coscienza dello psicomotricista degli obiettivi dell’attività rivolta agli anziani e dall’altra dalla fiducia che le strutture concedono alla sperimentazione di questo tipo di proposta.

L’intervento specifico si propone di favorire nei soggetti il benessere psicofisico mantenendo e/o riattivando un contatto con la realtà. Il progetto si realizza attraverso percorsi ed esperienze concrete di tipo psicomotorio dove il soggetto avrà modo di sperimentare nuovi modi di sentire il proprio corpo cogliendone anche un maggior controllo e consapevolezza . E’ uno spazio, quello psicomotorio, che tende a contenere e a far socializzare; permette inoltre l’attivazione di risorse nuove. La Psicomotricità considera l’uomo nella sua globalità fatta di psiche e soma, tendente a favorire in ogni momento l’integrazione armonica dei vari aspetti (fisici, cognitivi, affettivo-relazionali, sociali); ha come obiettivo preferenziale lo sviluppo della capacità espressiva del corpo, del suo linguaggio. Favorisce nel soggetto la presa di coscienza delle proprie sensazioni, delle emozioni, delle capacità di fare e di saper fare.

Si mantiene così aperto il contatto con la propria realtà interna e contemporaneamente con la realtà esterna così importante per una buona qualità della vita. In questo ambito specifico l‘agire è fondamentale impulso e desiderio di comunicazione, che si realizza prevalentemente attraverso il linguaggio corporeo. In questo senso la psicomotricità può essere considerata sicuramente un intervento privilegiato: operativamente essa si fonda sulla relazione e si estrinseca attraverso il corpo e il movimento, utilizzando come suo strumento privilegiato l’attività ludica, intesa come dimensione/espressione che accompagna tutta la vita di qualsiasi individuo umano pensante.

Con la persona anziana le finalità del progetto di psicomotricità sono le seguenti:

  • RIATTIVAZIONE E/O MANTENIMENTO DELLE FUNZIONI PSICOMOTORIE (corpo come espressione di benessere e/o malessere psichico): coscienza del proprio corpo e della sua realtà contingente, delle sue possibilità e dei suoi limiti, attenzione verso se stessi, distensione, benessere, piacere di sentirsi esistere nel movimento e a livello corporeo
  • MIGLIORAMENTO E RECUPERO DELL’IMMAGINE DI SE’, attraverso la funzione tonico-emozionale, MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA DEL PROPRIO VALORE PERSONALE, FAVORENDO UN ATTEGGIAMENTO ATTIVO

Metodologia

  • GINNASTICA DOLCE movimenti coscienti del corpo basati sulla sensazione e sulla distensione. Attraverso il lavoro sul sistema muscolare si attiva la memoria del corpo a livello emotivo ed affettivo. Verbalizzazioni e immagini legati alle sensazioni.
  • RILASSAMENTO MUSCOLARE

contrasti tonici e relativa presa di coscienza

  • ATTIVITA’ DI GIOCO con materiali vari: palle di varie dimensioni, cerchi, stoffe.

Il bastone, la carrozzina, che li costringe e li limita, possono diventare un mezzo per giocare, per comunicare, per incontrare l’altro, per stimolare il loro potenziale di salute.

  • ATTIVITA’ PERCETTIVE VISIVE, TATTILI, UDITIVE
Alcuni accorgimenti di conduzione sono fondamentali in questo percorso: lentezza, ripetizione, conduttore come modello da seguire, progressione (esercizi ripetuti per automatizzarli, con introduzione ogni volta di qualcosa di nuovo), chiamare per nome, valorizzazione di quanto fatto, esercizi facili, dove tutti possano avere “successo”.

Caratteristiche dell’attività psicomotoria proposta

Essere accoglienti. In altre parole “essere delle buone madri”, anche con dei novantenni. Saper accogliere l’altro non solo in modo razionale ma empaticamente. Gli atteggiamenti analogici del linguaggio corporeo sono più autentici nella costruzione delle relazioni.

Partire da proposte che rientrano nella cultura dell’anziano.

Agli anziani si propone all’inizio un’attività di ginnastica “classica”, perché tutti sanno cos’è. La cura della mobilità articolare, la scioltezza delle spalle, gli esercizi per la cervicale, il rinforzo della muscolatura di gambe e caviglie vengono eseguiti con il gruppo disposto in cerchio. C’è un saluto iniziale personale ad ognuno con un piccolo contatto con massaggio sulle spalle. E’ importante cogliere tutti quegli elementi emozionali che gli anziani manifestano e riprenderli in chiave relazionale ed evolutiva per il gruppo.

Si termina la parte corporea con qualche esercizio di respirazione e si avviano i giochi psicomotori con materiale vario. Si riprendono sia giochi dell’infanzia sia quelli più sportivi, attivando così la memoria, l’investimento affettivo, la concentrazione, l’attenzione.

L’apertura al simbolico. All’interno dell’esperienza di “ginnastica” vengono date delle immagini, per aiutarli a finalizzare il movimento e a rendere l’esecuzione qualitativamente migliore. Esempio: cercate di toccare il soffitto, oppure suoniamo il pianoforte, lanciamo la palla rossa come …,ancora, fate finta di annusare un fiore e spegnete una candela. Nel tempo, sono i partecipanti che propongono delle immagini simboliche legate alla loro esperienza. Compito del conduttore cogliere, amplificare, valorizzare le varie intuizioni.

Le esperienze di vita dell’anziano diventano la guida. Questo livello tenta di coniugare contemporaneamente l’aspetto motorio, quello affettivo, quello simbolico e la storia personale di ognuno. Ad esempio si chiede il mestiere o la professione che esercitavano e si cerca di mimarli, nelle posture, nei movimenti, negli atteggiamenti. Così si scoprono tanti episodi significativi, impressi nella memoria, che hanno la possibilità di essere rinfrescati, valorizzati e che, comunque, fanno parte della loro vita attuale. In questo frangente io, divento, allieva e loro conduttori.

Bilancio dell’attività di psicomotricità

Durante gli incontri si evidenziano miglioramenti evidenti a livello corporeo (postura, equilibrio, mimica, sguardo), si innescano mobilizzazione di emozioni e pensiero, i partecipanti esprimono in maniera più consapevole i loro bisogni; è presente una maggiore socializzazione e presa di iniziativa, comunicano, si mettono in gioco, si espongono davanti agli altri, sono più solidali tra di loro.

Nel quotidiano: escono più spesso, riescono a collocarsi adeguatamente nel tempo, sono più autonomi,curano maggiormente l’abbigliamento, il trucco; sono più combattivi, fanno valere i loro diritti.

In conclusione, il significato dell’intervento psicomotorio sta nel riuscire, al di là della patologia, dell’età anagrafica, delle etichette e dei condizionamenti sociali ad aiutare i partecipanti a ritrovarsi come persone, comunque ricche e con delle potenzialità, pur con i propri limiti e a dare un senso a ciò che gli succede intorno.

Madeleine Delbrei ha detto “L’uomo conosce le risorse di cui ha bisogno, ma ignora molte risorse che possiede. Vi sono due cose da fare per aiutare gli uomini a star bene: dare loro ciò di cui hanno bisogno, e fare capire loro ciò che essi sono. Ci si ferma spesso alla prima cosa”.

Emanuela Caliari, psicomotricista, formatore AIFP, emanuela.caliari@fipm.com

Bibliografia

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  • Braun M., Ginnastica espressiva, Red Edizioni, Como, 1994
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Articolo pubblicato su Verona InForma, 2012